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La partenza per questo grandioso, e lungo, anello che comprende la salita ad almeno tre punti superiori ai 2000 m, è presso l’abitato di Cartore (944 m), a poca distanza dall’autostrada A24 e si svolge quasi tutto nella Riserva Naturale dei Monti della Duchessa.

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Lasciato l’abitato di Cartore, dopo aver fatto rifornimento dalla provvidenziale fontana, si lascia subito la carrabile (2B) per imboccare un sentiero boschivo (2C) in buona pendenza che ci introduce nella Val di Fua; dopo circa un km si affronta un piccolo salto roccioso che viene superato grazie ad alcuni tornanti; al termine di questo salto si percorre una cengia, leggermente esposta su una forra rocciosa, dotata di catena di sicurezza (Passaggio di Fabiana). Questo è l’unico punto esposto dell’intero percorso.

Si sale in ambiente molto selvaggio

Dopo un altro km di percorso boschivo, con pendenza moderata, si esce dalla vegetazione e si entra nel Vallone del Cieco; si raggiungono poi gli stazzi delle Caparnie, dove è possibile ripararsi in caso di maltempo nel rifugio Gigi Panei.

Con breve percorso sui resti delle antiche morene del ghiacciaio che un tempo occupava la valle, si giunge al Lago della Duchessa a quota 1788 m.

Il Lago della Duchessa

Il lago della Duchessa è dovuto a un fenomeno idrogeologico particolare, e la sua esistenza si deve alla presenza di un substrato impermeabile di argilla su una infrastruttura calcarea carsica in una zona che presenta diversi inghiottitoi. E’ alimentato principalmente da acqua piovana, ed è uno dei laghi piu alti dell’Appennino centrale. La conca glaciale è sovrastata da imponenti cime (Monte Murolungo 2184m, Monte Morrone 2141m).

Fare attenzione alle mandrie di cavalli e, soprattutto, mucche e tori che difendono i vitellini.

Se siete fortunati potete incontrare anche l’elusiva e rara Vipera Ursinii.

Io ho deciso di dividere l’anello in due giorni, ed ho quindi preparato il mio accampamento sul lago; se zoomate la foto potete notare la mia tenda

Il secondo giorno, sveglia molto presto e partenza per la cresta (1A) che conduce, superata la Selletta delle Solagne (1961 m), al Costone occidentale, 2239 m.

La salita al Costone occidentale

In questa stagione è ancora possibile trovare dei residui di neve sopra quota 2000 m, ma non è comunque stato necessario indossare i ramponi; però la neve può tornare utile, in caso abbiate finito l’acqua

Giunti in cima al Costone il panorama è meraviglioso e spazia dal gruppo del Velino ad Est fino al Corno Grande ad Ovest, dal Terminillo a Nord alla Majella a Sud.

Ci si affaccia con cautela dalla parete del Costone, su rocce a tratti delicate, che precipita verso la Fossa del Puzzillo per 200 m

Si prosegue poi in cresta verso la Vena Stellante, punto più alto del Costone e dell’intero anello (2271 m), rimanendo sul sentiero 1A, proprio sopra al Rifugio Vincenzo Sebastiani.

Per il sentiero 1G, sempre in cresta, si arriva infine alla Punta Trento, 2243 m, estremità sud dell’anello.

Da qui, in breve, si scende nella conca glaciale in cui culmina la Val di Teve, proprio di fronte al Monte Bicchero (2161 m) propaggine del Cafornia e del Velino, che troneggia ancora con un discreto innevamento, sulla valle (segnavia 1); si scende attraverso pendii ricoperti di ginepro nano su rocce instabilli, ed è poco consigliabile lasciare la sia pur esile traccia.

Il lungo percorso di rientro

Giunti a Capo Teve, quota 1650 m, su terreno quasi pianeggiante, con residui di morene glaciali, e abbondanti segni di Cinghiali (la terra è così smossa da sembrare arata!), si lasciano alla propria sinistra le pareti di base del Monte Sevice e ci si inoltra nel bosco per il percorso di ritorno mentre un grifone ci sorveglia dall’alto

La carrabile non è molto ripida, ma la lunghezza, e la stanchezza accumulata possono mettere a dura prova.

A metà percorso ci si ritrova sotto enormi e strapiombanti pareti, che si intravedono altissime sopra le cime degli alberi (Laccio dei Montoni, 600 metri sopra di noi); resti di frane recenti inducono a non sostare troppo nella zona.

Al termine della valle, superata la sbarra che blocca l’accesso ai mezzi a motore, si piega a destra per tornare velocemente all’abitato di Cartore.