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Questa escursione permette di raggiungere 5 delle 8 vette over 2.000 dei Monti Ernici, ossia tutte quelle del cosiddetto massiccio meridionale (Gruppo Pratelle – Prato di Campoli): Monte del Passeggio (2.064 slm), Pizzo Deta (2.041 slm), Monte Fragara (2.006 slm), Monte Pratillo (2.007 slm) e Monte Ginepro (2.004 slm).

Dal parcheggio di Prato di Campoli (1.143 slm) si prende il percorso sulla sinistra, non dritto diretto per Pizzo Deta. La segnaletica non è il massimo, comunque si percorre il fitto sottobosco per circa 40 minuti salendo sempre in maniera piuttosto ripida fino a Forca Palomba (1.542 slm). Da qui il sottobosco prosegue sulla destra con il sentiero 616 verso Monte Scalelle (1.837 slm) e poi Monte Fregara (2.005 slm).

Dopo quasi mille metri di dislivello ci si può finalmente rilassare e godersi lo splendido panorama scorgendo tutti i monti che verranno toccati successivamente: dal lato sinistro Monte Ginepro e dal destro Pizzo Deta. Ma non solo. Al di la della Val Roveto la vista spazia su tutte le montagne del Pnalm e della Marsica e ancora più lontano si vede la Maiella. Più vicini, spostando lo sguardo sulla sinistra, si notano il Sirente e il Velino divisi dall’altipiano delle Rocche, oltre il quale si intravede la vetta del Corno Grande. Dall’altra parte si possono ammirare tutti i Monti Ernici dal Viglio alla Monna e, verso il mare, si distinguono nettamente i tre gruppi dell’Anti Appennino laziale: Lepini, Ausoni e Aurunci.

Noi intanto continuiamo a camminare in cresta fino al più alto dei monti di questo anello: Monte del Passeggio (2.064 slm). A questo punto Pizzo Deta sembra a portata di mano, ma – vedi nota 1 dell’introduzione – decidiamo di arrivare fino a Monte Ginepro. Si allunga in totale 4 chilometri abbondanti e 400 metri di dislivello, per un totale di un’ora e mezzo almeno. Si scende e si risale, in un punto addirittura aiutandosi con mani e piedi.

Torniamo sul Monte del Passeggio e riprendiamo l’escursione in cresta, fino a Pizzo Deta, toccando poco prima Monte Pratillo. La vallata con alla fine Prato di Campoli è spesso ben visibile. Riprendiamo il sentiero al contrario senza risalire sul Pratillo, costeggiandolo sulla sinistra, e dopo poche decine di metri sulla sinistra troviamo l’imbocco del sentiero 617 che ci riporterà al punto di partenza. La prima parte è ripida e scomoda, per questo motivo – vedi nota 2 dell’introduzione – mi chiedo se forse sarebbe stato meglio percorrere l’anello in senso inverso. Il dislivello si fa più dolce, dopo aver attraversato il vallone ed essere passati sul lato destro. A questo punto tornano i paesaggi con cui abbiamo iniziato l’escursione: prima il sotto bosco e poi il pratone che ci porta fino alla macchina

Nota 1: l’anello normalmente escluderebbe Monte Ginepro ed effettivamente inserirlo nell’escursione la fa diventare piuttosto faticosa. D’altronde, per i collezionisti di cime over 2.000 non includerla significherebbe tornare apposta.

Nota 2: ho percorso l’anello in senso antiorario, forse era meglio in senso orario perché da Monte Ginepro si può tagliare un po’ andando subito a valle senza risalire per forza su Monte del Passeggio.