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La vetta occidentale del Corno Grande (2.912 metri slm) è la cima più elevata del massiccio montuoso del Gran Sasso d’Italia e degli Appennini continentali. È situata nell’appennino centrale abruzzese all’interno del territorio dei comuni di Pietracamela e Isola del Gran Sasso d’Italia (TE), all’interno del parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, a sud del Corno Piccolo, da cui è separato dal Vallone delle Cornacchie. Al suo interno è stata istituita la Riserva Naturale del Corno Grande di Pietracamela.

Sono tre i sentieri principali per raggiungere la vetta: la via Normale (101/103), la via delle Creste e la Direttissima. Quest’ultima necessita di una buona preparazione e dimestichezza con l’arrampicata. Ci sono infatti passaggi di 1° e 2° grado, alcuni dei quali esposti.comunque la roccia è in buone condizioni. È necessario comunque portare il casco protettivo e consigliabile anche uno spezzone di corda per eventuali manovre.

Partendo da Campo Imperatore (2.130 slm), si segue la via Normale per il Corno Grande. Guardando il Rifugio Duca degli Abruzzi in alto centrale, si imbocca dunque a destra il sentiero “estivo” (101) verso la Sella di Monte Aquila (2.335 slm). Arrivati alla biforcazione, a sinistra si prosegue il sentiero 103 direzione “Ghiaione del Brecciaio”, mentre a destra si va verso la Sella del Corno Grande (2.421 slm) usando il sentiero 104. È difficile sbagliarsi, perché il “Gigante” ce lo troviamo sempre davanti a noi e come suggerisce il nome, usiamo la strada più breve per raggiungere la vetta.

Il cosiddetto “Sassone” (2.635 slm) segna un vero e proprio spartiacque tra l’escursione e l’arrampicata. Si tratta di un enorme sasso facilmente identificabile lungo tutto il percorso. In ambiente invernale indica il punto in cui tirare fuori la piccozza (se non lo avete già fatto), in estiva è il momento giusto per infilare il casco, specialmente se il sentiero è trafficato. È il luogo ideale per fare una bella pausa e organizzarsi per la scalata nel modo più comodo. In alternativa la pausa può essere fatta appena qualche metro più tardi, quando si incontra il bivio con la ferrata che porta al Bivacco Bafile. Attenzione, perché questo rappresenta un punto di non ritorno. Ossia scendere da qui in poi è complicato, quindi occorre fare tutte le valutazioni del caso: meteo, condizioni fisiche, compagni meno esperti al seguito.

Tra l’altro ci troviamo all’incirca a metà strada, anche se come detto le due metà sono totalmente diverse l’una dall’altra.

Si parte per l’ultimo tratto che necessita di un’ora, un’ora e mezza, a seconda dell’allenamento. I bolli da seguire diventano verdi e i passaggi di arrampicata – primo e secondo livello – si alternano a tratti di sentiero.

L’ultimo tratto di arrampicata è anche il più insidioso. Un dosso di roccia da risalire, esposto su entrambi i lati. Superato questo gli ultimi cento metri di dislivello vedono una conca ghiaiosa da risalire fino alla vetta (2.912 slm).

Di può riscendere dalla Via Normale o dalla Via delle Creste.