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La traversata delle quattro vette del Corno Grande del Gran Sasso è un percorso vario e di eccezionale bellezza per ambiente e panorami; assai complesso, attraversa per cresta il massiccio del Corno Grande, toccando le quattro vette principali (Orientale, Centrale, Torrione Cambi, Occidentale) con vedute meravigliose sul circo del Calderone.

Solitamente viene ripetuto da Est a Ovest.

Difficoltà

AD-, IV, R3 (prime tre parti), S3 (quarta parte)

traversata quattro vette del Corno Grande del Gran Sasso
descrizione della traversata delle quattro vette del Corno Grande del Gran Sasso

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Prima parte

Dalla Vetta Orientale del Corno Grande, accessibile dalla ferrata Ricci,  si raggiunge la Forchetta Sivitilli scendendo in disarrampicata per un canalino di circa 70 m situato appena a destra del filo della cresta OSO. Si aggira un gendarme che divide in due la forchetta Sivitilli traversando in salita sul versante del Calderone. Raggiunto un forcellino si sale per cresta fino in cima alla Vetta Centrale, m 2893 (fix per sosta al forcellino). Molta attenzione nel canale friabile che si risale prima della cima e che è molto marcio. Questa prima parte è parzialmente indicata con omini.

Seconda parte

Si scende 50 m, versante Sud, seguendo i bolli della via normale si scende in disarrampicata (cordone per eventuale doppia, bolli rossi) nel versante della valle dell’Inferno fino a entrare in un canale a destra (faccia a valle) che porta in breve alla Forchetta Gualerzi m 2840, tra la Vetta Centrale ed il Torrione Cambi (bella vista sul bivacco Bafile). Il canale ha una catena per scendere in doppia, un passaggio alla fine del canale, con un masso incastrato, può risultare un po delicato (II).

Terza parte

Dalla Forchetta Gualerzi per facile cresta (II) ed un ultimo passaggio verticale (III), ma ben appigliato, si raggiunge la vetta del Torrione Cambi m 2875 e di qui si continua in direzione della Vetta Occidentale. Appena a sinistra del filo di cresta si entra in un breve canalino interrotto da un salto e da massi incastrati (Camino Jannetta). Ci si cala in doppia (una doppia da 35/40 m. divisibile, e una da 20 m.); la doppia è abbastanza verticale e si svolge in un camino ingombro di massi, attenzione nel recupero corde. La seconda doppia è più agevole, ma segue una curva ed è ancora più facile incastrare le corde; la sosta è un po vetusta. Una volta scesi si sale a destra alla vicinissima Forchetta del Calderone m 2790.

(Il Torrione Cambi può essere facilmente aggirato scendendo dalla Forchetta Gualerzi per un tratto in un canale/camino, segnato, sul versante del Calderone e percorrendo poi una larga terrazza, da evitare in caso di neve). Qualche omino aiuta nell’individuazione della prima calata.

Quarta parte

Dalla Forchetta del Calderone si scende prima qualche metro, verso il Calderone (bolli rossi, possibile ritirata verso il ghiacciaio) e poi si sale verso Ovest per una rampa di pochi metri (II) fino ad un corridoio costituito da due lastroni appoggiati. Si entra con difficoltà nello stretto corridoio, necessario togliere gli zaini dalle spalle, fino ad arrivare alla chiusura con un masso incastrato; da li salire in opposizione (chiodo in cima al masso) ed uscire su una breve rampa che porta  su una cengia orizzontale un po esposta che taglia il triangolare versante Nord/Ovest della Madonnina o Punta Sivitilli (2830 m). Dove la cengia termina si guadagna il filo di cresta per fessura (III+ 2 fix)). Il salto successivo si supera tramite un diedro (IV), sempre sul versante Calderone e si arriva ad una piccola forcella. Scendere due metri e percorrere (fix), sempre a Nord/Ovest una cengia esposta di 25 m in leggera salita, pervenendo a un evidente intaglio sul filo di cresta (fix per calata). Si incontrano diversi fix, soprattutto nei traversi più esposti lato Bafile, e si passa a tratti in filo di cresta e a tratti su esposte placche, ma sempre protetti. Si prosegue più o meno lungo la cresta fino ad un profondo intaglio sormontato da una piccola pancia, che si supera (IV+, fix e ch) dopo essere scesi nella spaccatura per circa un metro ed essere risaliti in equilibrio sul versante di fronte; non ci sono appigli buoni per le mani, è quindi fondamentale trovare un buon equilibrio nel passare da un versante all’altro. Con altri 50 m di cresta si arriva all’ultima paretina (III) che si supera verso sinistra e che garantisce l’accesso alla Vetta Occidentale m 2912. Quest’ultima parte, quella con le difficoltà di arrampicata principali e con diversi traversi esposti, è stata recentemente riattrezzata, ed è possibile percorrerla tutta facendo diversi tiri di corda o in conserva protetta.

In questo video potete vedere il passaggio chiave, il superamento della pancia, effettuato dall’amico Carlo Lucchi qualche tempo prima che venissero montati i fix; ad aprire la via la GA Vassili Bosi.

Materiale utilizzato

Due mezze corde da 60 m per le doppie dal Torrione Cambi, abbastanza inutili friends (impiazzabili a mio giudizio), un po di rinvii utili per la quarta parte, fettucce per fare sicura su spuntoni nella prima parte, luci frontali per la discesa dall’occidentale, NDA.

Consigli

Se volete percorrere la traversata delle quattro vette del Corno Grande del Gran Sasso dal rifugio Franchetti, è consigliabile pernottare li (attualmente in tenda) e salire il prima possibile. Noi, partendo alle 10.00 all’attacco della Ricci, siamo arrivati sulla occidentale alle 20.00, facendo tutto il percorso in sicurezza, la quarta parte quasi tutta a tiri, e il resto in conserva protetta. Lasciate un auto a Cima Alta, per velocizzare il rientro.

Per chi volesse percorrere questo magnifico percorso in sicurezza con una guida alpina, suggeriamo di contattare l’associazione Gran Sasso Guides

Note personali

Per la prima volta ho percorso la traversata quattro vette del Corno Grande del Gran Sasso, dopo essermi documentato online, e con un compagno di cordata che non conoscevo prima. Per un attimo avevo pensato di farlo da solo; per fortuna ho desistito. Ci sono molti passaggi difficili per esposizione e, soprattutto, per qualità della roccia. La scarsità delle ripetizioni, e l’oggettiva fragilità dellla roccia (soprattutto della prima e seconda parte) rappresentano un rischio che non è il caso di correre da soli. L’intero percorso si può fare in conserva. Grazie alla recente attrezzatura della quarta parte, è più facile proteggersi e, in un paio di saltini di difficile interpretazione, farsi calare di qualche metro. La roccia della quarta parte è migliore, e diventa sempre più solida man mano che ci avviciniamo alla occidentale. Durante la salita nel canale che porta alla cima centrale, toccando un piccolo pilastro, senza neppure caricarlo, lo stesso si è spezzato in due, causando il crollo (accanto a me!) di un blocco enorme (1.50 m per 50 cm) che si è fracassato sul sottostante ghiacciaio del Calderone senza per fortuna causare danni; valutate attentamente ogni appiglio e ogni appoggio in questa parte del percorso. La discesa dalla Occidentale è avvenuta con il buio, alla luce delle frontali, per la normale, e poi per il passo del Cannone.

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Foto di Leonello Raporelli e Lucio Virzì