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Dopo quello del Gran Sasso, il massiccio della Majella è il più elevato dell’Appennino e presenta cime ben oltre i 2500 m di altezza.

A estesissime faggete sulle pendici si contrappongono ambienti di alta montagna in cui vento e ghiaccio sono i dominatori assoluti della scena in inverno, lasciando spazio a un paesaggio desertico in estate.

L’ascensione a Monte Amaro dal versante sulmonese, qualsiasi sentiero si voglia percorrere, è molto impegnativa e va affrontata solo con una preparazione fisica ottima e con attrezzatura adeguata.

Itinerario

Si inizia a percorrere il sentiero segnato B5 che sale subito sulla destra, immediatamente dopo un cartello esplicativo.

Lo sforzo fisico richiesto è dall’inizio alla fine molto intenso: si raggiungono pendenze anche del 25-30%.

In compenso si attraversa un ambiente appagante per gli amanti dell’alta montagna.

Il canalone della Rava del ferro infatti offre scorci spettacolari, tra ghiaioni e balzi rocciosi; se fortunati, si possono anche ammirare fauna e flora rare, come camosci, rapaci e stella alpina (la quale, a certe altitudini, cresce solo qui e in pochi altri luoghi d’Abruzzo).

A quota 2500 m la pendenza impegnativa cede per qualche centinaio di metri, lasciandoci comodamente proseguire all’interno di una conca.

Qui si ha l’opportunità di proseguire dritto per il sentiero che condurrebbe a Monte Focalone.

Invece, ci si dirige sulla destra dove il pendio si rifà molto ripido.

Superata quest’ultima difficoltà, si prosegue sulla bellissima cresta lungo la quale ammiriamo paesaggi di alta quota davvero notevoli, fin quando si giunge in vista della croce e di un igloo (Bivacco Pelino), nel quale è possibile riprendere fiato, rifocillarsi e iniziare la discesa.

Curiosità

  1. La Rava (ovvero “luogo ripido e scosceso”) prende il nome (“del ferro”) dal fatto che il luogo, come altri in Abruzzo, era zona di estrazione del metallo. Le attività estrattive si dimostrarono da subito incapaci di competere sul mercato e furono abbandonate. Il ferro estratto era del tipo da terra rossa. Non sfuggirà all’occhio più attento che nella parte iniziale del sentiero alcuni tratti presentano il color “pozzolana”.
  2. Il Bivacco Pelino ha la particolare forma “geodetica” contro il vento. Il Bivacco fu inizialmente ricostruito negli anni ’60, dopo essere stato distrutto nella Seconda Guerra Mondiale, con una superficie di 16 mq. Una tremenda tempesta lo distrusse nuovamente e fu necessario riprogettarlo con tale forma.

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