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Tutti gli appassionati di montagna appenninica almeno una volta devono farlo. 

Stiamo parlando di una delle uscite più impegnative e allo stesso tempo affascinanti del Gran Sasso: il Centenario.

Chi, attraversando la piana di Campo Imperatore, non è rimasto affascinato da quella sovrastante sequenza di cime aguzze tanto da avere voglia di percorrere quel lungo filo di cresta?

Prima però di parlarvi del percorso vero e proprio ci sono delle notazioni preliminari da fare, in quanto quello del Centenario non è un sentiero qualunque e abbisogna di una buona preparazione sotto tutti i punti di vista.

Logistica

Il sentiero del Centenario è una classica traversata alpinistica, ove punto di partenza e di arrivo sono molto distanti tra loro. Bisogna perciò organizzarsi con due vetture, una delle quali da lasciare in precedenza a Fonte Vetica (arrivo). Ciò, naturalmente, a meno che non si scelga di affidarsi alla fortuna dell’autostop per ritornare a Vado di Corno (partenza).

La circostanza sembrerebbe di poco conto, ma in realtà incide significativamente sui tempi della giornata. Infatti, se si decide di andare con due auto, le lancette dell’orologio per la partenza devono essere spostate di molto indietro, in modo da andare, una volta arrivati a Campo imperatore, da Fonte Vetica a Vado di Corno in tempi comunque consoni per poter affrontare tranquillamente le 10 ore di cammino.

Vanno considerati altri aspetti altrettanto importanti.

Come accennato, il tempo di percorrenza varia da un minimo di 9 ore a un massimo di 11-12 ore di marcia. Perciò deve prescegliersi una giornata meteorologicamente buona, se non perfetta. Non si può correre il rischio di essere sorpresi da maltempo o nebbia fitta, perché, in caso di necessità, l’asperità del percorso, soprattutto quando ci si trova a metà traversata o oltre, rende disagevole e in molti casi estremamente pericoloso il ritorno sulla stessa strada. 

Il periodo dell’anno in cui si sceglie di intraprendere questo percorso è fondamentale. Sconsigliamo di farlo in presenza di neve e nelle giornate più calde estive: sarete costantemente sotto i raggi del sole e la quantità d’acqua che dovreste portare sarebbe notevole, almeno 4 litri.

Durante la quasi totalità del sentiero non sono presenti vie di fuga (alcuni canali sono vie alpinistiche non facili da affrontare in caso di necessità, a meno che non si sia molto esperti, dotati di corde e materiali e comunque sono sconsigliabili in caso di pioggia), mancano rifugi e vi sono molte ferrate: tutte situazioni non proprio simpatiche in caso di temporale pomeridiano.

Perciò occhio nella scelta della giornata, perché il biglietto per il Centenario è di sola andata.

Da tutto ciò deriva che va tenuto conto anche della preparazione fisica. E’ sconsigliabile affrontare il Centenario senza una gamba molto allenata: a fine giornata i km percorsi saranno oltre 20 con un dislivello positivo complessivo di circa 1700 m. Ma non è solo il fiato ad essere determinante, qui come in nessun altro posto in Appennino conta la volontà e la forza mentale, perché le difficoltà più concrete si affrontano quando ormai le forze muscolari iniziano a mancare.

Passiamo ora alla dotazione necessaria

Materiale minimo occorrente: casco, imbrago, guanti, set da ferrata, 3L d’acqua, coperta isotermica.

Materiale aggiuntivo consigliato: corda, cordini, moschettoni e tutto l’occorrente per attrezzare passaggi di arrampicata sino al III grado qualora lo si volesse.

Itinerario

Parcheggiata l’auto ci si incammina verso Vado di Corno, ove si apre una bellissima visuale sul Corno Grande e il suo versante teramano. 

Si punta alla prima vetta (il Monte Brancastello) su sentiero facile. Non bisogna farsi ingannare da questo tratto di percorso per la sua velocità e facilità. 

Dal Brancastello in poi comincia la parte più difficoltosa. 

Infatti, tappa successiva sono le Torri di Casanova, ai piedi delle quali è necessario indossare casco e imbrago per affrontare una serie di ferrate che si trovano da qui in avanti fino al monte Infornace. Inoltre, il terreno a tratti è sdrucciolevole e tipico di ambiente di alta quota.

La prima parte della ferrata è divertente e resa più sicura dal rifacimento della stessa poco tempo fa.

Si tratta letteralmente di “scavalcare” la torre, attraverso una prima scaletta ben salda. Si giunge sulla parte sommitale, la si supera sempre assicurati ai cavi di acciaio e si ridiscende dall’altro lato con una scaletta altrettanto ben rimessa.  

Occorre mantenere il materiale alpinistico per varie ore ancora.

In particolare, superate in varie ferrate simile le Torri di Casanova si comincia a ridiscendere verso la Forchetta di Santa Colomba.

Qui si incontrano alcuni tratti attrezzati, ma i cavi non sono ben saldi come la prima. In particolare, vi è un tratto ove la difficoltà aumenta leggermente anche per la sdrucciolevolezza del terreno: bisogna scendere assicurati al cavo, facendo ben attenzione a non caricare troppo il peso poiché gli ancoraggi non sono dei più saldi,  con massima attenzione a non mettere il piede in fallo.

Il percorso fino al Monte Infornace, tappa intermedia del nostro cammino, si svolge tutto in questa maniera, perciò occorre mantenere alta la concentrazione per alcune ore.

Vi sono alcuni passaggi un po’ più esposti, resi difficoltosi sempre dalla natura del terreno, ma comunque nulla che non si possa superare con concentrazione alta e piede convinto. Per i meno esperti, qualora lo si volesse, si può pensare a una progressione in conserva. In particolare vi è un breve tratto esposto (circa  5 mt) che si può aggirare sulla destra, tuttavia si sconsiglia di farlo se non accompagnati da persone molto esperte capaci di riprendere il sentiero qualora si mancasse la naturale uscita di questa piccola deviazione.

Sul Monte Infornace si giunge a metà percorso.

Qui si effettua un’ulteriore discesa e risalita fino a giungere agilmente sul Monte Prena, dal quale comincia forse il pezzo fisicamente più impegnativo. 

Sono passate già molte ore (6-7) dall’inizio della marcia e va ancora affrontata buona parte di percorso, tra l’altro con molto dislivello, quando le gambe cominciano ad accusare stanchezza. 

Infatti, dalla croce del Prena si discende per la normale fino al Vado di Ferruccio, ben 300 m al di sotto, che devono essere riguadagnati per raggiungere il Monte Camicia. 

Il percorso per il Camicia presenta anch’esso delle difficoltà.

Dal vado di Ferruccio si prosegue su interessante cresta (passi di I grado) sino a giungere a un famigerato canalino ghiaioso. Questo canalino (III) dalla roccia estremamente friabile non presenta grosse difficoltà tecniche, ma risulta essere fisicamente sfiancante. E’ importante segnalare come, se ci si trovasse in difficoltà in questo punto, non bisogna cedere alla tentazione di tornare indietro. Se, infatti, la salita risulta essere solamente molto faticosa ma non tecnica, in discesa si registrano numerosi incidenti e in questo preciso punto difficilmente vi è segnale telefonico per chiamare i soccorsi.

Bisogna mantenersi sul lato sinistro del canale e aiutarsi anche con le mani sulle vicine rocce.

Le difficoltà non sono finite qui. Dopo questo canalino il percorso vira a destra all’interno di un altro tratto alpinistico con passaggi facili di II grado, ove è necessario mettere entrambe le mani sulla roccia. Anche in questo frangente può essere utile assicurare i meno esperti qualora ve ne fosse bisogno. Attenzione al pietrisco e alla ghiaia che rotolano giù: la zona sembrerebbe soggetta a molta erosione da parte degli eventi meteorici, per cui va mantenuta una distanza di sicurezza.  

Finalmente si arriva in vetta al Camicia dal quale si scende per l’infinta via normale fino a fonte Vetica.

Come detto, trattasi di una traversata alpinistica, per cui è necessaria attrezzatura adeguata (casco, imbrago, set da ferrata, corde, cordini, bastoncini) acquistabile qui.

N.B.: la descrizione appena esposta è il frutto di valutazioni e scelte soggettive dell’autore, differenti da persona a persona. Come tali, esentano l’autore stesso da qualsiasi responsabilità. Si raccomanda di percorrere questo sentiero solamente se in possesso di ottime conoscenze alpinistiche o accompagnati da una Guida Alpina

Curiosità

Il Sentiero del Centenario fu inaugurato in occasione dei cento anni dalla nascita della sezione CAI di L’Aquila, da cui il nome.
 
Di seguito potete vedere lo splendido video realizzato dal nostro Pierluigi Pecorari